Il calcio dei bambini
Perché così tante persone sono tifose di calcio, fino a diventare sfegatati per la propria squadra del cuore? E perché così tante persone guardano trasmissioni televisive che non mostrano le partite, ma mostrano giornalisti e tifosi che parlano di calcio? Sembra un'assurdità, ma ci sono precise ragioni che hanno a che fare con i bisogni fondamentali delle persone

Nello scrivere questo articolo ho assecondato i miei pregiudizi sessisti, dando per scontato che i protagonisti di cui parlo siano uomini. La realtà è diversa, lo so bene, ma non ho voluto stare a sottilizzare. Non me ne volere.
A rigor di logica, il calcio è uno sport da praticare. Già il fatto di investire tempo, soldi ed energie per guardare qualcun altro che gioca è un cortocircuito nell'idea di sport. In effetti, il calcio inteso come sistema riguarda oggi più lo spettacolo e l'intrattenimento che lo sport.
Ma non ci siamo fermati a questo. Ora non solo non giochiamo a calcio ma paghiamo il biglietto per guardare gli altri che giocano. Non solo guardiamo le partite in TV. Addirittura guardiamo in TV anche tante trasmissioni realizzate in studio, dove personaggi vari (giornalisti, ex calciatori, personaggi famosi eccetera) commentano la partita o parlano di calcio. Il massimo dello straniamento mi coglie quando vedo trasmissioni lunghissime che trattano di calciomercato, che ipotizzano fantasie sui trasferimenti dei giocatori e che costruiscono castelli in aria.
Com'è possibile che il campionato di calcio abbia un potere così grande da mobilitare grandi masse di tifosi che partecipano alla vita della squadra e masse ancora più grandi che guardano anche l'aria fritta in TV?
Prima che tu te lo chieda, te lo confesso: da giovane io ero sempre dietro a un pallone, anche se con risultati scarsissimi. Andavo molto spesso a San Siro a vedere la partita. Ora sono un affezionato zombie videodipendente di quelle trasmissioni da studio. Perciò rassicurati: non parlo da maestrino, ma da parte in causa.
Il campionato di calcio soddisfa almeno tre bisogni primordiali:
- appartenenza
- senso
- leggerezza
I primi due sono proprio legati ai bisogni che fanno parte dell'esperienza umana: sono infatti comuni per ognuno di noi, fin dalla notte dei tempi.
Il terzo è in realtà più legato a giorni nostri, a un'epoca dove tutto è frenetico e dove il bombardamento di notizie, spesso e volentieri catastrofiche, è incessante fino al punto di togliere l'aria.
Appartenenza
L'uomo è un animale sociale. Come tale, uno dei suoi bisogni principali è sentire di fare parte di un gruppo. Il tifo organizzato per una squadra di calcio soddisfa proprio questo bisogno.
Febbre a 90°: un film che è un sussidio
In questo articolo uso diverse clip tratte dal film Febbre a 90° (il titolo originale inglese è Fever Pitch). Il film descrive molto bene come un ragazzino inglese, piuttosto musone, diventa un tifoso sfegatato dell'Arsenal.
La storia si basa sulla contrapposizione della passione estrema e totalizzante di Paul (anche quando questi è ormai adulto e insegna in una scuola) e lo stupore incredulo e incapace di comprendere di Sarah, una collega del Paul adulto.
Il film si snoda con passaggi continui tra il 1968 (la prima partita di Paul) e il 1989 (quando Paul e Sarah si incontrano) ed è tratto da un romanzo di Nick Horby.
Sentirsi parte di una famiglia con la quale si condividono sentimenti e obiettivi è una forza potente. Al contrario, sentirsi incompreso ed emarginato rischia di spegnere la vitalità della persona.
Il bisogno di appartenenza non è perciò un vezzo, ma è uno dei bisogni più forti. Si può manifestare in molti modi, ma per ognuno di noi è fondamentale sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Ciò determina addirittura la nostra identità.
Nel film mi piace particolarmente la scena della vestizione per la partita. La cura e l'attenzione che Paul ci mette per avere un aspetto adatto al momento che sta per vivere testimonia perfettamente il modo con cui lui percepisce la sua identità: sono un tifoso dell'Arsenal.
Senso
L'appartenenza a un gruppo è poi ciò che dà senso alla vita. C'è un fine più grande nella mia esistenza, che oltrepassa le mie singole velleità. Ed è importante sapere che ciò che faccio ha importanza, che io non sono inutile.
È per questo motivo che possono nascere certe distorsioni del tifo, come la violenza e gli scontri tra fazioni opposte. Ricordo un'intervista a un hooligan inglese che, alla domanda sul motivo per cui partecipava agli scontri, rispondeva: "Per fare qualcosa per l'Inghilterra".
Senza arrivare a tanto, nei tifosi organizzati di ogni squadra di calcio è comune la frase essere il dodicesimo uomo in campo. È come se, con gli incitamenti e i cori, dagli spalti anche il tifoso comune costituisse un importante ingranaggio per la vittoria della squadra.
Leggerezza
Qual è il senso nello stordirsi a seguire in TV trasmissioni in studio di gente che parla di calcio o, addirittura, di calciomercato?
Bene, senza essere in grado di citare alcun studio scientifico, ti parlo della mia esperienza.
Immaginami quando torno a casa dopo una giornata di lavoro, alle prese con le richieste dei clienti, le soluzioni da inventare, le difficoltà da superare, gli aggiornamenti professionali per poter rispondere alle esigenze di un mercato che cambia.
Il cranio è diventato troppo stretto per il cervello che sta per esplodere.
Mi stravacco sul divano, accendo la TV su una di queste trasmissioni e imploro: "Ti prego! Rinstupidiscimi!"
Ecco, mi piace passare mezz'ora (o tutto il tempo di una partita) ad ascoltare gente che parla di niente, che fa finta di accalorarsi per cose spacciate per importanti. E, quando non ne posso più, spengo. Nel frattempo, ho proprio staccato la spina.
Devo confessare che lo vivo come un momento di rilassamento fatto di cose futili. Credo (ma mi manca la conferma) che sia un po' lo stesso vissuto di quando mia moglie gira in centro come una scema per non perdersi neanche un negozio di scarpe o di borse, anche se sa che non ne comprerà neppure una.
Questa è una leggerezza salutare e benefica.
In realtà, non sempre è leggerezza. Talvolta qualcuno si infervora davvero sugli argomenti basati sul niente, al punto che gli cambia l'umore e si arrabbia con "quelli che non capiscono nulla".
Se ti trovi in questa situazione, se ti capita di vivere male la tua giornata perché non è stato acquistato il giocatore che volevi o perché dicono peste e corna del tuo giocatore preferito, se ti capita di non poterti perdere neanche un minuto di queste pseudodiscussioni, allora forse è c'è qualcosa da risistemare.
Come considerare il tifoso?
Un tifoso è un bersaglio perfetto per il pregiudizio: fa cose incomprensibili, che talvolta hanno effetti nefasti sia per la vita familiare sia per la società tutta.
Ma dentro a un tifoso adulto c'è sempre un bambino che cerca appartenenza e senso. O un adulto di oggi che cerca un po' di leggerezza.
Credo sia importante imparare a guardare al tifoso usando le lenti della comprensione e della tolleranza. Allo stesso tempo, è altrettanto importante non giustificare le derive dannose del tifo. Un tifoso è prima di tutto un componente della società e, come tale, dovrebbe essere ritenuto responsabile di sé stesso e di ciò che fa di fronte alla società stessa.
Il tifo è un problema per la tua famiglia?
Se vivi il tifo in un modo così passionale che diventa un problema per la tua famiglia o sul lavoro, prendine atto e non nascondertelo. È il primo passo per riequilibrare il tuo vissuto e le tue aspettative.
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