Digitale sì o digitale no? Questo è il (falso) problema!
C’è un dilemma che prima o poi riguarda tutti i genitori; in genere il problema si pone con l’ingresso alla scuola secondaria di primo grado e quindi con le richieste del primo smartphone. Concederlo o no? Limitarlo o no? In realtà credo che certe domande dovremmo porcele molto prima

Credo che la domanda sul concedere l’uso degli apparecchi digitali debba essere posta addirittura dal momento in cui si decide di diventare genitori. Ci sono due fatti apparentemente in contrasto tra loro che devono essere considerati:
- sono numerosi gli studi secondo i quali sarebbe opportuno evitare l’uso di schermi nei primi due anni di vita
- d’altra parte, è vero che gli schermi TV, PC, smartphone e tablet sono ormai presenti in tutte le case e sono strumenti di uso comune.
Prima di approfondire il tema, ti chiedo di rispondere ad una semplice domanda: quanti media hai utilizzato dal risveglio a ora? Per favore, fermati un attimo a contarli.
Se consideriamo che stai leggendo questo pezzo nel blog, probabilmente starai utilizzando almeno un PC o un tablet, magari lo stai leggendo dal tuo smartphone. Nel tuo conto, avrai considerato anche la TV con il TG acceso a colazione o a pranzo, la radio in auto durante il tragitto casa/lavoro, il giornale e la rivista che ti interessa particolarmente (se sei una persona che ancora apprezza la carta stampata). Magari stasera andrai al cinema...
A questo punto penso sia evidente come i media (tutti) siano parte integrante della nostra vita.
Possiamo considerare i media come “estensione di noi stessi”, poiché grazie ad essi oggi possiamo comunicare con facilità e immediatezza anche se siamo molto distanti.
Qual è la natura dei media?
Proprio perché parte della nostra realtà, i media devono essere considerati veicoli di esperienza che integrano, ampliano e arricchiscono le possibilità conoscitive del nostro corpo di entrare in relazione con la realtà.
Dobbiamo considerare che il primo medium che utilizziamo per fare esperienza della realtà è il nostro corpo. Lo usiamo a partire dal grembo materno ed è quello che usiamo più frequentemente nella nostra quotidianità. Innestandosi su questa premessa, è chiaro che quello dei media è davvero un tema molto ampio ed importante.
È infatti importante e indispensabile considerare i media (tutti, anche i libri e le riviste) come canali per fare esperienza, per condividere, per negoziare e per costruire significati; non possono e non devono essere ridotti soltanto a strumenti che veicolano contenuti o messaggi.
Dove porta questa interpretazione del ruolo dei media? E il digitale?
Probabilmente ti starai proprio chiedendo questo!
L’approccio apocalittico o un’accettazione acritica del digitale sono entrambi dannosi e portano allo stesso risultato malsano.
- Il primo limita eccessivamente l’esperienza, perché non dà la possibilità di imparare a selezionare contenuti e sperimentare il limite.
- La seconda, non considerando i rischi, non dà ugualmente la possibilità di selezionare i contenuti e sperimentare il limite.
La verità sta nel mezzo e la differenza sta nel modo in cui fruisco dei media, nella selezione dei contenuti adeguati all’età, nella negoziazione di regole e in una offerta varia di esperienze possibili.
Da adulti, dobbiamo chiederci: che cosa offriamo? Questa è una domanda cruciale. Cerco di prenderla un po’ alla larga e ti chiedo di interrogarti sulla tua esperienza di genitore che conduce il figlio alla scoperta del mondo:
- Offri a tu* figli* le occasioni per sperimentarsi con il corpo? Ad esempio, occasioni di gioco libero non strutturato all’aperto, la lotta con i cuscini, nascondino… Attività con gli adulti o con altri bambini, come le uscite in bici. E, da più grandi, concedere un po’ di autonomia…
- Hai mai allestito o allestisci degli spazi a misura di bambino? Ad esempio, metterli nelle condizioni di essere autonomi, mettere i suoi oggetti di uso comune (spazzolino) alla sua altezza, offrirgli oggetti da cucina idonei per sperimentarsi nel taglio e aiutare in cucina eccetera.
- Dai a tu* figli* la possibilità di sperimentare la realtà con tutti i sensi? Ad esempio, correre sotto la pioggia, sperimentare il tuo abbraccio e la tua vicinanza quando ha bisogno di essere consolato, scavare, sperimentare la calma e il silenzio, fare rumore e sporcarsi. Osservali nel gioco fisico (che non sempre è violento): serve a misurarsi anche nella preadolescenza.
Se sei un papà o una mamma attenta alla crescita dei figli, hai sicuramente risposto di sì, in varie forme. Ti invito a considerare che, così come possiamo utilizzare il nostro corpo in modi diversi, possiamo e dobbiamo fare la stessa cosa anche con i media.
Quindi cosa dobbiamo fare?
Come ti sarà capitato di prendere del tempo per leggere degli albi illustrati con i tuoi bambini, sarebbe auspicabile una mediazione adulta anche per la fruizione degli schermi. O, detta in parole più semplici, non lasciare il bambino da solo alle prese con gli schermi, ma fare dello schermo lo strumento per il consolidamento di una relazione adulto-bambino. Una relazione che non solo sia soddisfacente in sé, ma che sia anche una sorta di lezione attiva e delicata su come usare gli strumenti digitali.
Caro genitore, il tuo ruolo è davvero importante: la tua presenza, il tuo esempio e la tua mediazione sono le fondamenta della relazione tra il bambino e il digitale. Per far fronte ai pericoli del digitale occorre essere tutti attivi nella fruizione e mediazione. Non possiamo più tornare indietro “ai bei tempi d’oro dei libri al lume di candela”, perché il digitale è parte della nostra realtà. Non possiamo limitarci a etichettare i social come negativi o a definirli come non realtà: di fatto, fanno ormai parte della realtà quotidiana: la nostra e quella dei nostri figli.
Matteo Lancini (psicologo e psicoterapeuta, Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano), quando affronta il tema del digitale, afferma che non possiamo più parlare di online e offline, perché la nostra vita (di tutti, adulti e minori) è onlife: non c’è più una barriera tra reale e virtuale e non ha più senso fare una distinzione.
In conclusione
Come avrai notato, non ho parlato di una fascia di età precisa. Troppo spesso ci si interroga sui rischi del digitale quando è tardi, ovvero a partire da quando i figli hanno undici o dodici anni.
Dobbiamo interrogarci e lavorare su questo dalla nascita, dall’ingesso alla scuola dell’obbligo. Dobbiamo noi adulti conoscere il digitale e usarlo in maniera consapevole, per poi mediare e facilitare l’uso del digitale dei figli. Se noi per primi non ci assumiamo questa responsabilità non possiamo pretendete che lo facciano i nostri figli da soli.
Bibliografia
Balbinot V., Toffol G., Tamburlini G., Tecnologie digitali e bambini: un’indagine sul loro utilizzo nei primi anni di vita, Medico e Bambino, 10/2016.
Di Bari C., I nativi digitali non esistono. Educare a un uso consapevole, creativo e responsabile dei media digitali, uedizioni, Roma, 2024.
Lancini M., Cirillo L., Figli di Internet. Come aiutarli a crescere tra narcisismo, sexting, cyberbullismo e ritiro sociale, Erikson, 2022.