Rivendico il diritto di essere disconnessa
Always on: era il mantra dell’inizio dell’era di Internet. Ma sempre più oggi si fa strada l’esigenza di non essere sempre connessi; anzi, ci si sta rendendo conto che i tempi di disconnessione non sono solo salutari: sono necessari

Le festività natalizie e di capodanno sono ormai passate, lasciando dietro di loro un periodo intenso che spesso invita alla riflessione su ciò che resta una volta spenti i riflettori. Sopravvivere alle feste non implica soltanto un aspetto fisico, ma coinvolge profondamente anche la dimensione emotiva. Questo periodo diventa così un'occasione privilegiata per considerare il diritto di essere disconnessi; questo è un bisogno che scopro non è percepito solo da me, ma che è invece condiviso da molti.
Disconnessione: significato e motivazioni
Parlare di disconnessione porta immediatamente a pensare ai social network, ma la questione è molto più ampia: si estende ai rapporti e ai contatti sociali in generale.
Prima delle festività si riflette spesso sul Natale, sulle sue sfide e su come affrontarle. Le riunioni familiari possono far riemergere sentimenti di nostalgia, tristezza o conflitto, riportando in superficie dinamiche interiori che ci fanno regredire.
Spesso si recita una serenità di facciata, mentre sotto il velo si accumulano tensioni e energie negative.
Il fenomeno del “Natale No Contact”
Negli ultimi anni è emersa la tendenza del “Natale No Contact”, ossia la scelta di trascorrere le feste evitando la famiglia di origine. Tale decisione nasce dalla necessità di proteggersi dal dolore o dalla negatività che certi rapporti familiari possono riaccendere. In molte situazioni questa decisione è comprensibile e legittima, anche se non sempre rappresenta l’unica soluzione possibile.
È fondamentale quindi interrogarsi: perché non si desidera tornare in famiglia? Che cosa si prova pensando alle feste in quell’ambiente? È stata davvero solo un’esperienza negativa, oppure ci sono stati anche momenti piacevoli? Come si possono creare confini sani?
Esperienze negative e traumi: distinguere le due dimensioni
Non tutte le dinamiche disfunzionali in famiglia costituiscono necessariamente un trauma.
Le parole hanno un peso e vanno usate con attenzione: la storia familiare ci influenza sia in positivo che in negativo, ma non ogni esperienza negativa si traduce in un trauma.
In alcuni casi la distanza è giustificata, ma ogni situazione richiede una valutazione singola e attenta.
Consapevolezza e solidità nelle scelte
Non si tratta di giudicare chi sceglie la distanza o il “no contact”: se questa risulta la scelta migliore nel momento attuale, è giusto rispettarla. Tuttavia, è essenziale rispondere sinceramente alle domande interiori e ascoltare il proprio vissuto.
Ciò che conta davvero è la consapevolezza e la solidità con cui si prende la decisione. Se la distanza nasce da una scelta serena, allora è salutare.
Se, invece, è guidata da rabbia, paura o tristezza, è importante fermarsi: le decisioni prese sotto l’influsso di emozioni intense rischiano di non essere lucide e possono mantenere vivi i legami disfunzionali anche a distanza.
Disconnessione e grounding
Disconnettersi dalla propria famiglia di origine è possibile, ma richiede una profonda presa di coscienza dei propri vissuti e una valutazione realistica della situazione.
In analisi bioenergetica, questo processo prende il nome di “grounding”: ovvero, restare ancorati alla realtà, mantenendo il contatto profondo sia con sé stessi che con il mondo circostante.
Pressioni sociali e il capodanno
In molti, soprattutto tra i giovani, avvertono il peso di dover fare qualcosa di “memorabile” a capodanno.
Spesso, emerge disillusione e poco entusiasmo, accompagnati dal senso di inadeguatezza se si sceglie di restare a casa e non festeggiare. Sembra che partecipare a un evento straordinario sia la condizione per dare valore alla propria vita.
Questa pressione è alimentata anche dai social network, che impongono la necessità di mostrarsi sempre felici e “sul pezzo”.
Il bisogno di apparire felici coinvolge non solo i giovani, ma anche gli adulti, estendendosi alle festività natalizie e familiari. A mezzanotte, il rito degli auguri si trasforma spesso in una gara a inviare messaggi, foto e video, piuttosto che vivere pienamente il momento.
Si può provare nostalgia per i tempi in cui il telefono era fisso, gli SMS e le chiamate erano limitate e le foto venivano scattate solo in occasioni speciali. Prima si viveva il momento e le relazioni presenti: la festa era intima, si giocava a tombola, al mercante in fiera, si ascoltava musica. Anche oggi molti mantengono le tradizioni, senza giudicare le alternative: il vero tema è la pressione sociale e l’ansia prestazionale che ci assale proprio quando dovremmo rilassarci e goderci il presente.
Il valore delle tradizioni
Le tradizioni hanno una funzione psicologica fondamentale: offrono stabilità e controllo, riducono l’ansia, rafforzano i legami sociali e familiari, promuovono il benessere emotivo. Agiscono come “ancore” psichiche, trasmettono valori, creano identità e senso di appartenenza.
I rituali, come decorare l’albero o preparare pasti speciali, trasformano gesti ordinari in esperienze significative. Le tradizioni stabilizzano la psiche, usano un linguaggio simbolico e aiutano a costruire resilienza e capacità di affrontare le difficoltà.
Consapevolezza, radici e creazione di nuove tradizioni
È importante imparare a disconnettersi da ciò che è superfluo o doloroso, ma senza smettere di ascoltarsi.
Non esiste un unico modo giusto di vivere le feste: ognuno ha la propria storia e ogni anno è diverso.
L’invito è quindi a coltivare consapevolezza, ad accogliere le proprie emozioni e la storia personale e familiare, a riconoscere ciò di cui si ha bisogno e a riscoprire le proprie radici.
Solo così si può fare pace con il passato, vivere il presente e magari creare le proprie tradizioni, adattandole al proprio momento di vita.
Chi sta sulle punte dei piedi non può reggersi a lungo.
Chi sta a gambe larghe non può camminare a lungo.
Chi si mette in mostra non può brillare.
Chi giustifica le proprie azioni non viene rispettato.
Chi si vanta delle proprie conquiste non ha meriti.
Chi si glorifica non dura.
Per un seguace del Tao, questi atteggiamenti sono eccessivi e superflui.
Poiché non ne viene niente di buono, egli non li segue.
Tao te Ching, Lao Tzu
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