Mio figlio non vuole andare a scuola: la fobia scolare e l’abbandono scolastico in un periodo di crisi
Negli ultimi tempi ho registrato un aumento di casi di fobia scolare e di rischio di abbandono scolastico. Si tratta di adolescenti (soprattutto in età da scuola superiore), che non vogliono più andare a scuola

Il rifiuto di andare a scuola non è motivato da ragioni di interessi né è relativo al piano di studi. In genere è invece dovuto a un’ansia talmente forte da impedire all’adolescente di andare a scuola. Quest’ansia può anche trasformarsi in attacchi di panico.
Notti agitate e spesso insonni. Risvegli con crisi di pianto. Impossibilità ad alzarsi per compiere i semplici gesti per recarsi a scuola. La fobia scolare si manifesta spesso così.
Non si tratta necessariamente di ragazzi che hanno poche risorse a livello scolastico o delle difficoltà economiche (per cui, ad esempio, durante la pandemia non possedevano un computer con cui seguire la DAD). Si tratta anche di ragazzi che gli strumenti ce li hanno e che tutto sommato a scuola vanno bene, che se la cavano e che hanno anche delle buone capacità. Eppure entra in loro un’ansia talmente intensa da non riuscire a farvi fronte: si alzano una mattina e non riescono ad andare a scuola.
Il fatto è che non si tratta di marinare la scuola per un giorno (e chi non l’ha mai fatto?). Si tratta invece di un disturbo che rischia di compromettere l’anno scolastico: quando le assenze diventano troppe, la bocciatura è un rischio concreto. E purtroppo può anche portare all’abbandono della carriera scolastica.
E oltre all’aumento di casi del genere che vedo direttamente, sono sicura che ce ne sono molti altri che non chiedono invece alcun supporto.
Prima di proseguire, credo sia opportuno offrirti alcune informazioni mediche di base. I tre pannelli sottostanti schematizzano ciò di cui sto parlando: non sono necessari per la comprensione dell'articolo, ma possono esserti utili se vuoi approfondire alcuni concetti.
Che cos'è la fobia scolare?
Secondo la definizione attualmente accettata, la fobia scolare o fobia scolastica è un disturbo caratterizzato dal rifiuto ansioso della scuola con livelli di paura e angoscia nel doversi recare e rimanere a scuola tali da impedire una frequenza regolare del bambino o ragazzo che ne soffre. Le assenze si ripetono nel tempo e possono portare ad una interruzione della frequenza, compromettendo l’esito dell’intero anno scolastico.
Altri disturbi associati alla fobia scolare
Riporto qui alcuni disturbi che possono essere alla fobia scolare. Ne ho volutamente tralasciati alcuni.
- l’ansia da separazione
- l’ansia generalizzata e attacchi di panico
- la fobia sociale
- il disturbo post traumatico da stress
- il disturbo della condotta
- il disturbo oppositivo-provocatorio
- il disturbo da deficit di attenzione-iperattività o i disturbi dell'apprendimento.
Possibili cause
Le cause possono essere le più varie. Qui riporto le più comuni, cioè eventi di vita stressanti che si sono verificati a casa o a scuola.
- la propria malattia o di un membro della famiglia
- la separazione tra i genitori
- la separazione transitoria da uno dei genitori
- relazioni conflittuali nella famiglia
- un lutto
- un legame disadattivo con uno dei genitori
- problemi con il gruppo dei pari o con un insegnante
- il ritorno a scuola dopo una lunga interruzione o vacanza
- i disturbi specifici dell’apprendimento.
Fobia scolare: le reazioni dei genitori
Per un genitore, che già deve portare sulle sue spalle tutto il carico di difficoltà legate all’attività professionale, alla conduzione della casa, alla cura dei figli e alla gestione della pandemia, questa è una novità completamente spiazzante di cui farebbe volentieri a meno.
Schematizzando al massimo, i genitori possono assumere tre ruoli di fronte alla fobia del figlio:
- il genitore indifferente, che non si rende conto di nulla
- il genitore spaventato, che si trova a che fare con una cosa che non comprenda ma che tenta anche di capire come aiutare il figlio
- il genitore furibondo, che accusa il figlio di essere un fannullone lavativo.
Queste tre reazioni sono tutte comprensibili, perché davvero non è facile fare il genitore. Tuttavia sia l’indifferenza sia la rabbia portano la situazione a incancrenirsi, fino a che la fobia del figlio non assume i contorni di un problema davvero molto serio e dalle conseguenza gravi.
Resta da capire come gestire lo spavento e trovare il modo per aiutare efficacemente il figlio.
Come supportare tuo figlio
Se sei spaventata (per abitudine sto parlando alla mamma, ma il discorso è identico per il papà) di fronte alla fobia scolare di tuo figlio, vuol dire che ti sei resa conto che c’è un problema. E questo è positivo.
La seconda cosa di cui ti devi rendere conto è che il problema può essere affrontato e che, di solito, può essere risolto. La tua reazione dovrebbe essere come quella di fronte al figlio che ha un incidente e si frattura una gamba: spavento e rabbia, ma anche consolazione, accudimento e accompagnamento dagli specialisti che possono ricomporre la frattura.
Soprattutto, per quanto possibile, non farti travolgere dall’ansia di tuo figlio, ma cerca di essere la roccia solida in un mondo che trema.
Le fobie richiedono l’intervento di persone qualificate: il paragone con la frattura è corretto. Purtroppo spesso siamo prontissimi a farci aiutare per ciò che riguarda il corpo ma rifiutiamo a priori l’idea di farci aiutare per ciò che riguarda la mente.
Invece è necessario:
- capire che cosa sta succedendo
- capire perché sta succedendo
- capire come intervenire per sanare la situazione.
In sé, sono processi semplici, ma che richiedono disponibilità e pazienza.
Primo intervento e cause del problema
Il primo intervento dipende dalla gravità del problema e dalle priorità di ciò che si vuole ottenere. Ad esempio, se si vuole impedire la perdita dell’anno scolastico e permettere al figlio di tornare presto a scuola, è possibile introdurre l’assunzione di una blanda dose di un farmaco, quanto basta per consentire al figlio di stabilizzarsi e di recarsi a scuola. Con il miglioramento della situazione, l’assunzione di farmaci di solito cessa.
Tuttavia, le cause del problema sono sempre più profonde di quanto appaia in superficie. Nota che, in questo articolo, escludo a priori che la fobia scolare sia dovuta a bullismo: si tratta di un problema totalmente diverso, che non tratto qui.
Di solito, dietro al rischio di abbandono scolastico vi sono altri problemi che scatenano quest’ansia. Poi i ragazzi li trasferiscono sulla scuola.
Se parliamo di rischio di abbandono, l’ansia può essere dovuta all’attaccamento, quindi alla figura materna, che può essere stata poco presente o anche troppo presente. O ad avvenimenti quali la separazione dei genitori. Può succedere che la separazione dei genitori sembri essere stata affrontata bene, ma che in occasione di un periodo critico e delicato il vissuto abbandonico di quando il papà e la mamma si sono separati emerga sotto forma di ansia.
Questo può succedere anche in occasioni di eventi particolarmente significativi. Ad esempio, il compimento del diciottesimo anno d’età: si diventa maggiorenni e, perciò, più autonomi e responsabili. Almeno in teoria.
Anche la patente per la moto, ad esempio, può essere un evento importante per un sedicenne: vuol dire che può fare molte cose in autonomia. Può andare a scuola da solo, può vedere gli amici anche se lontani senza dipendere dai genitori.
Questa autonomia e questa disponibilità dei genitori a lasciare andare può spaventare.
Non si può sapere prima come o con che forza l’ansia dell’abbandono lavori all’interno di una persona: si possono solo cogliere i segni esteriori. Ma, una volta riconosciuti, è possibile usarli per aiutare il ragazzo o la ragazza a fare pace dentro di sé.
Un problema contingente che diventa perpetuo
Purtroppo, c’è anche un altro rischio.
L'alternanza di DAD e didattica in presenza che i ragazzi hanno sperimentato durante la pandemia, è stato un esempio formidabile di quanto possa essere terribile l'incertezza: può colpire duramente i ragazzi che erano già predisposti a un isolamento. Può spingerli ad isolarsi di più, anche quando l’emergenza finisce.
Per alcuni, la DAD è in fondo una situazione di comodo: sono a casa mia, non ho contatti con i miei coetanei, non devo sforzarmi di avere delle relazioni, perché avere relazioni mi costa fatica.
Anche in questo caso è opportuno un sostegno competente, che aiuti l’adolescente a vedere chiaramente il problema e a trovare in sé la forza e i motivi per superarlo.
Compiti delle vacanze
Ciò che durante la pandemia si sentiva ai TG riguardo alla scuola d’estate era, secondo la mia opinione, una pazzia. Perché il problema non è che non c'era stata la scuola: è che ce n’è stata troppa. I ragazzi facevano solo quello.
Hanno bisogno di contatti sociali, di relazioni, di libertà! Di vivere la loro età. Come fai a mandarli a scuola?
Hai bisogno di aiuto?
Se sei un genitore ed hai notato che tuo figlio fa sempre più fatica ad recarsi a scuola o sei uno studente che viene preso dall’ansia al solo pensiero dei doveri scolastici, contattami. Verificheremo se si tratta di vera fobia scolare.