Omogenitorialità: un percorso lungo e difficile per due donne o due uomini che vogliono diventare genitori
Un caso reale di una paziente offre la possibilità di capire meglio la situazione di una coppia omosessuale che si sente chiamata alla genitorialità. E magari svela qualcosa di te

Sono Giulia, ho 30 anni e desidero tanto diventare madre. Da qualche tempo è nato dentro di me questo desiderio. Sono sposata, ma non posso diventare madre naturalmente. Con mia moglie ne abbiamo parlato a lungo, ma la decisione è complessa: siamo due donne e in Italia non possiamo procedere con la PMA; inoltre, è un investimento di tempo ed economico importante e dobbiamo trovare anche una figura di riferimento in Italia competente in materia, che non abbia pregiudizi e che sia di sostegno per me e per la coppia. Prendere l’iniziativa, rivolgerci alla clinica in Spagna e trovare supporto in Italia è stato molto faticoso, ho avuto attacchi di panico e per un periodo non riuscivo più a lavorare. Abbiamo sospeso tutto per un periodo, qualsiasi cosa mi spaventava: non riuscivo a mangiare, non riuscivo a stare da sola e se poi perdo il lavoro?. Ho deciso di farmi aiutare, ho ripreso in mano la mia vita e con mia moglie abbiamo ripreso il percorso di PMA, ora aspetto una bambina. I dubbi e le paure ora riguardano il dopo: solo io potrò riconoscere la bambina e mi chiedo avrà delle conseguenze sul nostro rapporto?
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Che cosa significa per una coppia affrontare la Procreazione Medicalmente Assistita? Che cosa significa diventare genitori? Che cosa significa scegliere di diventare genitori e parallelamente affrontare i pregiudizi e lo stigma sociale?
Spesso quando facciamo riferimento a coppie di genitori eterosessuali, questi sono considerati prima di tutto genitori; mentre quando parliamo di genitori omosessuali, essi sono considerati prima di tutto omosessuali. Credo sia opportuno e urgente superare questo errore “eteronormativo”: questo è motivo per cui in questo testo parlerò di genitorialità.
Quando un coppia sceglie di allargare la famiglia, fa i conti con una serie di vissuti contrastanti: la gioia e al tempo stesso la paura. Non solo entrambi i futuri genitori devono fare i conti con la propria storia personale: la madre che porta avanti la gravidanza vive con maggiore intensità il cambiamento, mentre il/la partner assistono al cambiamento e lo vivono in una maniera più indiretta.
Procreazione Medicalmente Assistita: i motivi di conflitto e di crisi
Nel caso della PMA si aggiungono elementi che possono essere causa di conflitto e di momenti di crisi nella coppia all’inizio del percorso. Il primo elemento è l’elaborazione del lutto di non poter procreare spontaneamente. L’elaborazione di tale perdita è indispensabile sia per le coppie eterosessuali sia omosessuali. In caso di coppie omosessuali il conflitto è più accentuato quanto più la persona ha acquisito come dato il pregiudizio dell’incompatibilità tra omosessualità e genitorialità. Concepirsi genitori in queste situazioni implica sfide che non trovano corrispondenza per le coppie eterosessuali. Questo è un primo elemento che potrebbe creare un disequilibrio nella coppia e di conseguenza eventuali conflitti.
Nel corso della gravidanza, qualsiasi coppia deve affrontare diversi cambiamenti e confrontarsi con ciò che immaginano e la realtà. La donna che porta avanti la gravidanza vivrà intensamente il cambiamento corporeo e le differenti fasi che lo accompagnano, entrerà in contatto con la creatura che porta in grembo iniziando a costruire un legame. Differente è il percorso di chi affianca e supporta la donna durante il periodo: il genitore che assiste e non è biologico dovrà affrontare un cambiamento che è più immaginato ed è importante che trovi un suo modo di entrare in relazione con il bambino. A volte il genitore non biologico potrebbe sentirsi messo da parte. La coppia dovrà lavorare molto sulla propria relazione e sul coinvolgimento reciproco sia durante la gravidanza, che dopo la nascita del bambino.
Non credo che in caso di omogenitorialità ci siano rischi differenti o conflitti differenti rispetto ai genitori eterosessuali; anzi, diverse ricerche dimostrano che nelle coppie omogenitoriali c’è una predisposizione maggiore alla distribuzione dei compiti e una maggiore cooperazione nel ruolo genitoriale. Nonostante questo credo che la sfida più grande e complessa per questi genitori e i loro figlia sia quello di affrontare lo stigma sociale e i pregiudizi con cui si scontrano e si scontreranno costantemente nella loro vita, almeno per ora, in Italia. La scelta del ginecologo che segue la coppia deve essere accurata: i neogenitori devono assicurarsi che il professionista non abbia pregiudizi né nei confronti della PMA né nei confronti dell’omogenitorialità. Dopo il parto la seconda sfida è il riconoscimento del figlio da parte del genitore non biologico, perché il percorso è complesso e spesso causa di tensioni. L’ingresso in società della nuova famiglia e successivamente l’ingresso in società della prole, che si dovrà inserire in un contesto complesso e a volte discriminante, sono altri momenti importanti che possono essere carichi di tensioni e frustrazioni.
PMA: è un percorso che si può affrontare? Come?
Cosa può fare una coppia per far fronte a tutto questo?
- Prima di tutto, lavorare all'elaborazione della propria storia e del lutto generativo, fondamentale per entrambi i genitori
- Rinegoziare la relazione e i ruoli di coppia, familiari e sociali
- Prendere coscienza dell’identità del figlio: il figlio ideale dell’immaginario che si crea in corso gravidanza, non corrisponde al figlio reale
- Espandere la definizione dei ruoli e dei comportamenti genitoriali attribuiti ad un genere specifico: è importante integrare aspetti culturalmente ritenuti paterni, all’interno di una coppia lesbica o comportamenti ritenuti materni in una coppia omosessuale
- Monitorare e valutare il giudizio sociale sulle proprie funzioni genitoriali: le madri attribuiscono molto valore al riconoscimento esterno, specie le “madri sociali” (non biologiche)
- Costruire una rete sociale composta da persone che sostengono attivamente il progetto.
Coppie omogenitoriali: uno sguardo più sereno
Con questo articolo ho voluto offrirti spunti di riflessione personale, oltre a indicazioni pratiche per chi scegli un percorso di procreazione medicalmente assistita.
Voglio sottolineare il ruolo e il peso che i pregiudizi hanno sul nostro modo di guardare il mondo e spesso di giudicarlo. Viviamo in una società in cui il giudizio e il dito puntato sono all’ordine del giorno, non ci mettiamo a riflettere a fondo sulle questioni e ci limitiamo a guardarle con un occhio superficiale.
Ti invito a fare un passo in avanti a interrogarti su quali pregiudizi ti accompagnano nella tua vita e quanto essi influenzano il tuo modo di pensare e relazionarti. Non negarli! Lo so che menti: tutti siamo condizionati da alcuni pregiudizi, anche chi ha la mentalità più aperta.
Ti lascio alcuni interrogativi:
- Sono favorevole alla Procreazione Medicalmente Assistita (la richiesta è generica e riguarda sia coppie etero, omosessuali e single) ?
- Che cosa provo quando vedo una coppia omosessuale?
- Di cosa hanno bisogno i bambini?
Non ci sono risposte giuste o sbagliate: è solo uno stimolo e un modo di riflettere su di sé. Non avere paura a riconoscere che hai pregiudizi su alcuni temi, ma ti invito ad approfondire il tema e ad osservarlo con un occhio più critico. Potresti anche non cambiare idea e mantenere il tuo punto di vista, ma almeno ti sarai dato l’opportunità di approfondire l’argomento e avere una visione più lucida. Credo che alla base di tutto ci debba essere il rispetto delle idee e delle scelte di tutti, anche se a volte non le condividiamo.