La sacralità della pausa
La pausa non è uno spazio vuoto da riempire di attività, ma una possibilità sacra per riposare e ricaricarsi. Solo così puoi ricominciare con nuovo slancio, vitalità ed energia. Ma perché molte persone non riescono a staccare? Se tu sei tra colore che, loro malgrado, vivono always on, forse hai proprio bisogno di staccare: ecco come fare

Esaminare con spirito critico il modo con cui ho passato le vacanze estive è un ottimo modo per mettermi nella condizione di fare un passo di crescita, anche in vista della prossima pausa: il Natale. Non ti sembri esagerato parlare adesso della pausa natalizia… Alcuni pazienti mi hanno già riportato (appena dopo il rientro dalle ferie) la loro ansia al pensiero del Natale. Forse è bene fare un po’ di chiarezza.
Che cosa vuol dire riposare?
Ho sempre inteso il riposo come un distogliersi dagli impegni quotidiani, mai come giorni di ozio. Riposo significa riprendersi: rigenerare le forze, gli ideali, i progetti… In poche parole: cambiare occupazione, per ritornare poi – con nuovo brio – al lavoro consueto.
San Josemaría Escrivá de Balaguer
Credo che questa citazione descriva bene che cosa sia il riposo e la sua sacralità. Credo sia anche significativa la differenza tra riposo ed ozio. In una società come la nostra, altamente competitiva e prestazionale, scegliere di staccare potrebbe farti sentire sfigato, inadeguato o poco interessante. La domanda che voglio farti è: è davvero così?
Riposarsi come descritto nella citazione non significa dormire tutto il giorno. Ti indico alcuni punti che, a mio parere, caratterizzano il riposo.
- Rallentare: si vive la quotidianità con maggiore lentezza; la giornata è sempre scandita da ritmi e momenti specifici, ma più rari e dilatati. Chi ti corre dietro?
- Fare ciò che ami o che desideri: la pausa è il momento ideale per dedicare tempo a ciò che ti piace (leggere, dipingere, passeggiare) o fare ordine (sistemare gli armadi, tinteggiare le pareti) e lavori domestici. Qualcuno potrebbe dire che non è riposo, ma in realtà mettere ordine a casa è un modo di mettere ordine dentro di sé.
- Stare con la famiglia o gli amici o soli: è un momento per dedicare tempo di qualità ai propri cari e stare di più con gli amici; potesti desiderare anche silenzio e solitudine e anche questo va bene.
Probabilmente penserai: “Quindi riposo è comunque fare cose? Che riposo è?”.
Il riposo è ascolto profondo di me, è accoglienza di ciò di cui ho bisogno e di ciò che sento possa farmi bene. Un nutrimento che permette di ritrovare energia e creatività per riprendere le mie attività con slancio ed energia.
Non è riposo riempirsi le giornate senza ascoltare le esigenze del mio corpo e della mia mente. Riempire ogni ora libera della mia giornata o arrivare a distruggermi di stanchezza per fare tutto non è riposo.
Il tempo che abbiamo durante le ferie estive è limitato, c’è chi ha un mese e chi due settimane. Se fai due settimane a spaccarti di fatica, che riposo è? Se vivi le tue ferie in questo modo credo che la domanda da farti è: come mai per me è difficile stare? Che cosa sto rincorrendo? Probabilmente vivi così anche la tua vita di tutti i giorni e fai veramente fatica a fermarti.
Approfondimento: avere, essere, fare e stare
Se la differenza tra avere ed essere, dal punto di vista psicologico e della personalità, è chiara fin dal 1976 grazie all’opera di Erich Fromm, la valenza della differenza tra fare e stare non lo è altrettanto.
Anzi, soprattutto in alcuni contesti, l’importante è fare. Ad esempio, la cultura milanese è talmente impregnata di questa asserzione che è diventata un detto popolare. L’importante è fare.
Invece, se fare è importante, ancora più importante è stare.
- Stare ti permette di prendere coscienza di chi sei.
- Stare ti permette di sapere che cosa vuoi davvero.
- Stare ti permette di aprirti interiormente alle relazioni che sono importanti per te.
- Stare ti permette di rispettare e assecondare il tuo corpo, chiedendogli ciò che può dare (anche con qualche sforzo) e non stressandolo inutilmente.
- Stare ti permette di scegliere che cosa fare e come farlo.
Ti invito a tenere sempre a mente questi quattro verbi esistenziali e a cogliere bene il peso e il valore che ognuno di essi ha dentro di te.
Soprattutto a te che fai fatica a stare dedico una frase secondo me bellissima:
Riposati. Un campo che ha riposato produce un raccolto abbondante.
Ovidio
Non c’è metafora migliore per spiegare il concetto del riposo. La natura e l’agricoltura sono maestre di vita: in agricoltura è importante lasciare riposare il terreno, prima di seminare ancora. Se non si rispetta questo riposo, ad un certo punto il terreno non sarà più produttivo e non darà più frutti. La stessa cosa vale per noi esseri umani: come puoi pensare di essere produttivo al lavoro, come puoi pensare di avere nuove idee e migliorare la tua attività, come puoi pensare di dedicarti ai mille impegni che da settembre riempiranno la tua agenda, se non ti sei concesso o non ti concedi la pausa di cui hai bisogno?
Allenarsi a riposare
Parliamo di una scadenza concreta: le prossime vacanze di Natale. Come ci vuoi arrivare? Fatta a settembre, questa domanda può sembrare prematura. Ma mi è capitato di sentire persone porsi questo interrogativo proprio durante i primi colloqui post pausa estiva. I primi tempi dopo le ferie si portano dietro ancora il ricordo dei giorni di pace e l’energia recuperata.
Tra poco inizia l’autunno e le giornate si accorciano… Potresti avere la sensazione di avere poco tempo, dovrai correre e magari rimpiangerai il tempo vuoto dell’estate. Vuoi arrivare al periodo natalizio esausto e sfinito? Vuoi arrivare in uno stato di stress tale da creare tensione con le tue relazioni al punto da metterle in discussione?
Detta così, sembra una tragedia. Ma riflettere sull’importanza della pausa estiva e su come viene amministrata ti permette di ragionare anche su come gestisci i tuoi weekend, perché i tre punti che caratterizzano il riposo elencati sopra valgono anche per i tuoi fine settimana. A questo proposito, ti propongo alcune domande per far luce su ciò che vivi dentro di te.
- Riempi ogni ora dei tuoi weekend? Organizzi weekend fuori porta ogni volta che puoi? Se sì, è quello di cui hai bisogno sempre? Ti capita mai di avere bisogno di silenzio o di solitudine? Se sì, perché non te lo concedi?
- Passi il weekend chiuso in casa? Non vedi l’ora del weekend per isolarti e non avere contatti sociali? Se sì, ti fermi mai a chiederti come mai arrivi così saturo? Che cosa rende difficile la socialità? Ti capita mai di sentire il desiderio di vedere un amico o di uscire? Se sì, perché non te lo concedi?
Questi due esempi sono gli estremi opposti, ma entrambi sono indicatori di una difficoltà e di due modi di vivere le pause e il riposo che non sono sani. In entrambi i casi manca una connessione con sé stessi, con i propri bisogni profondi e il senso del limite.
Se ti ritrovi in uno dei due profili ti lascio una citazione, come spunto di riflessione:
Abbiamo paura della vita, ecco perché cerchiamo di controllarla e dominarla.
Alexander Lowen
Riprenderemo questo discorso nel paragrafo Come imparare a staccare.
Se invece non ti ritrovi nei due profili indicati, complimenti! Sai ritagliarti del tempo e goderti il tuo tempo libero.
Come imparare a staccare
In questa società così prestazionale in tutto, come vivo? Che cosa faccio nelle mie ferie? Sembra una gara a chi fa il viaggio più bello e più gratificante… Ma anche nei viaggi, specie se molto movimentati, ritagliarsi del tempo per rilassarsi e riposare è indispensabile.
Fermarsi e stare serve a integrare e fare proprie le esperienze e i vissuti, i sentimenti provati. A cosa serve fare tante cose se poi non me ne approprio mai, non apprendo o non nutro il mio sguardo della bellezza intorno a me?
L’incapacità di staccare non è un’entità aliena che ha deciso di governare le persone, ma nasce tutto da una decisione della tua mente, una decisione che tuttavia non è di oggi ma può essere anche molto antica.
Dietro questa decisione c’è sempre un pensiero. Ti aiuto a individuare qual è il tuo, quello che impedisce a te di staccare e di rilassarti.
La prima categoria di pensieri è quella delle cosiddette ingiunzioni, cioè comandi di carattere genitoriale che hai interiorizzato.
Può essere un’ingiunzione che ti è stata ripetuta nell’infanzia:
- Non si sta con le mani in mano!
- Non perdere tempo: chi ha tempo non aspetti tempo!
- L’importante è fare!
- eccetera...
Queste ingiunzioni le hai fatte tue come leggi di natura, che non possono essere messe in discussione perché sono parte costitutiva della realtà.
La seconda categoria di pensieri è quella dei giudizi: anch’essi sono di carattere genitoriale e anch’essi li hai interiorizzati talmente bene che ti risuonano in testa anche se non te ne accorgi.
- Sei pigro e fannullone
- Hai sempre la testa fra le nuvole
- Vuoi sempre la pappa pronta
- Qualunque cosa fai, non ci riesci
- eccetera…
Quando un bambino si sente ripetere continuamente questi giudizi, soprattutto se da persone significative (genitori e maestri in particolare) può reagire in due modi:
- o si adegua al giudizio degli altri, dando loro ragione e diventando effettivamente pigro, fannullone, con la testa tra le nuvole e persino incapacitandosi a tutto
- o reagisce e si oppone nel tentativo di dimostrare la sua capacità e la sua autonomia, fino addirittura a morire nel tentativo.
È importante che tu colga chiaramente qual è il pensiero o i pensieri che stanno dietro alla tua incapacità di staccare. È un ottimo primo passo per cambiare il tuo modo di stare al mondo e per goderti la vita anche nel riposo.
Se ti accorgi che il pensiero è davvero profondo e troppo ben radicato, ti invito a chiedere aiuto ad un professionista per approfondire le risposte che hai dato e trovare un tuo equilibrio.
Concludo con una citazione che le persone iscritte alla newsletter hanno già conosciuto:
Tre cose soprattutto l’uomo moderno deve apprendere per divenire sano e completo: l’arte del riposo, l’arte della contemplazione, l’arte del riso e del sorriso.
Roberto Assagioli