Maledetta estate! Perché devo scoprirmi?
L'estate è il periodo in cui ci si scopre. Ma per numerose persone mostrarsi non è facile: ci possono essere resistenze molto forti, che condizionano anche pesantemente il comportamento delle persone. Qui vediamo quali sono, se sono funzionali per te e, nel caso, come iniziare a cambiare

Ognuno nasce nudo, ma da adulti mostrarsi nudi è quasi impossibile. Al di là delle eventuali leggi che regolano la convivenza sociale, ci possono essere numerosi e diversi motivi che rendono molto difficile mostrare il proprio corpo. Ecco alcune tra le cause principali.
Fattori che impediscono di farsi vedere
Riassumendo al massimo, è possibile individuare sette motivi che spingono le persone a non mostrarsi. Prima di proseguire, ti devo ricordare che questo articolo non è un trattato clinico, ma una risorsa divulgativa. Non è certo né esaustivo né approfondito: il suo scopo è farti prendere coscienza di un problema comune a molte persone, in modo che tu possa essere più consapevole sia per te sia per le persone che hai intorno.
Adesione a un ideale irraggiungibile di bellezza fisica
La società ha sempre spinto verso un ideale di bellezza fisica. Questa spinta si è fatta oggi praticamente irresistibile sotto i tentativi di circonvenzione che sono in opera sia nella pubblicità sia (soprattutto) sui social.
Questi strumenti offrono come indispensabili parametri di accettabilità assolutamente
- irreali
- superflui
- dannosi.
Non voglio fare la solita tiritera sul body shaming, anche perché ormai si è detto tutto e ne avrai piena la testa. Però un approfondimento sul meccanismo su cui si basa questo fattore lo trovi nel paragrafo Io e la mia immagine corporea.
Vergogna esistenziale e vulnerabilità
Secondo la filosofia fenomenologica, il corpo, prima di essere “immagine”, è il luogo in cui ci sentiamo esposti allo sguardo altrui, sguardo che è uno strumento per creare e stabilire relazioni.
L'esperienza corporea, mediata dalla percezione e dallo sguardo, contribuisce alla costruzione della propria soggettività e alla relazione con il mondo esterno. In questo processo, la vergogna e la paura del giudizio giocano un ruolo fondamentale.
Sartre afferma che la vergogna non è semplicemente un sentimento di colpa, ma piuttosto una reazione emotiva alla consapevolezza di essere osservati e giudicati, rivelando la propria esistenza come un oggetto agli occhi degli altri, come rivelazione della nostra vulnerabilità ontologica: non temiamo solo di non essere belli, ma di essere visti come inadeguati.
La vergogna può avere anche valenze positive, ma non sto qui a fare una discussione sulla fenomenologia e su Sartre. Mi limito a evidenziare il meccanismo che può portare a chiudersi e a non mostrarsi.
In altre parole (e mi perdoni Sartre per la banalizzazione), l'esperienza che ogni essere umano fa di sé parte dalla consapevolezza di essere oggetto dello sguardo altrui. Questo sguardo può essere amore e accogliente o severo e giudicante, il che condiziona la percezione di sé e, di conseguenza, la sua attitudine a mostrarsi.
Ansia sociale
Il momento storico che stiamo vivendo è caratterizzato da diffuse forme d'ansia, più o meno gravi. Il che sta facendo la fortuna di coloro che propongono rimedi contro l'ansia.
È forse il caso di riprendere la differenza tra paura e ansia...
- Paura: è la risposta emotiva a una minaccia imminente (reale o percepita); scatena il classico dilemma "combattere o fuggire".
- Ansia: è lo stato di allerta orientato al futuro, legato all’anticipazione di un pericolo possibile o incerto; si accompagna a tensione muscolare, vigilanza e desiderio di evitare le fonti di tensione.
Nell’ansia sociale la paura principale è il giudizio globale, non l’aspetto fisico in sé.
Le ricerche mostrano che questa fobia colpisce fino al 12 % della popolazione statunitense, con una marcata tendenza ad evitare situazioni in cui si è osservati (spiaggia compresa) indipendentemente da peso o muscolatura.
Traumi e abusi
Chi ha subito abusi sessuali spesso prova vergogna corporea e sente il bisogno di proteggersi, anche se il corpo rientra negli standard estetici.
L'abuso sessuale comprende anche forme di violazione dell’intimità, come la diffusione non consensuale di immagini intime. Questa diffusione, oltre a esporre la vittima allo sguardo e al giudizio di tutti, spesso è accompagnata da scherno e dileggio.
Malattia, cicatrici, disabilità
Cicatrici chirurgiche, amputazioni o segni di terapie oncologiche possono alterare l’identità più che l’estetica: molte donne operate di tumore al seno descrivono il costume come “prova” del cambiamento di femminilità e di senso di sé.
I segni delle malattie e le cicatrici e anche la disabilità possono portare la persona al non sentirsi all'altezza dello sguardo altrui.
In realtà, è il proprio sguardo interiore che porta un giudizio negativo e svalorizzante.
Identità di genere e disforia
Nelle persone transgender o non binarie, l’esposizione in costume può innescare disforia. Qui è bene fare chiarezza sul termine disforia.
- Disforia: il termine viene utilizzato in psichiatria per indicare un'alterazione dell'umore in senso depressivo, accompagnata da irritabilità e nervosismo. È spesso utilizzato in ambito psicologico come termine opposto allo stato di euforia.
- Disforia di genere: l'incongruenza di genere (o disforia di genere) è una forma di sofferenza psico-fisica percepita da un individuo che non si riconosce, in senso di identità interiore (o, più specificatamente, di genere), nel proprio sesso fenotipico di nascita. Non si sente cioè descritto dal proprio sesso fenotipico, nonostante l’apparente conformità esteriore, provando senso di disagio che coinvolge corpo e mente.
Il problema non è “non essere abbastanza belli”, ma abitare un corpo percepito come non corrispondente al proprio genere di cui si fa esperienza. Il malessere può essere sufficientemente forte da portare a nascondere il proprio corpo.
Norme culturali e religiose di modestia e pudore
Alcuni contesti valorizzano il pudore come virtù morale. Studi su comunità religiose mostrano che un insegnamento di “modestia” centrato su prescrizioni rigide di abbigliamento può ridurre l’autostima corporea e accrescere la vergogna nell’esporsi.
Voglio sottolineare che i precetti morali non sono dannosi in sé (anzi, spesso sono protettivi), ma lo diventano quando si concentrano sui particolari (l'orlo delle gonne, i tatuaggi) e non sul senso del comportamento.
Inoltre, le persone della mia età probabilmente ricorderanno la norma che negava anche alle donne sposate la soddisfazione sessuale:
Non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio
Erano altri tempi, certo. Ma il rischio di confondere il bene con la norma è sempre presente.
Io e la mia immagine corporea
Al di là dell'aspetto e della costituzione effettiva del proprio corpo, ognuno ha una propria immagine corporea:
- robusta o gracile
- forte o debole
- armonica o sgraziata
- attraente o repulsiva
- eccetera.
L'immagine corporea può essere fonte di disagio, quando non risponde alle aspettative o quando, per rispondere alle aspettative, costringe a comportamenti non sani. Tra questi comportamenti si possono citare le diete da fame, l'induzione del vomito dopo i pasti, le sessioni di palestra ossessive che tolgono tempo e attenzioni alla vita quotidiana e via dicendo.
In effetti, diversi studi mostrano che la soddisfazione per il proprio corpo segue un andamento stagionale: circa il 70 % delle persone riferisce un peggioramento in estate, quando l’abbigliamento è più succinto e l’esposizione sociale aumenta.
Anche alcune analisi dei post su social media (vedi ad esempio gli articoli su ResearchGate e su ScienceDirect) confermano che il picco di insoddisfazione corporea si ha nei mesi caldi e in coincidenza con periodi balneari.
Un'immagine corporea non adeguata alle proprie aspirazioni fa sì che mostrarsi sia proprio difficile. La tabella che segue riporta i due percorsi di difficoltà a mostrarsi.
“Non ho un corpo all’altezza”
Insoddisfazione corporea più alta in chi percepisce scarto fra sé e standard mediatici; l'effetto accentuato in estate.
Confronto sociale e introiezione degli ideali di magrezza o di definizione muscolare.
“Farsi vedere mi mette a disagio”
Indossare o anche solo immaginare di indossare un costume aumenta l'umore negativo e l'ansia sociale, specialmente nelle donne ma anche negli uomini.
Timore del giudizio altrui sul proprio aspetto. Clinicamente si parla di SPA: Social physique anxiety.
Questi due percorsi possono sovrapporsi: chi teme il giudizio sul corpo è spesso anche insoddisfatto delle proprie forme, ma non necessariamente. Esistono infatti persone con corpo conforme agli standard che provano comunque ansia da esposizione, così come persone che non sperimentano alcuna difficoltà a mostrarsi nonostante un aspetto corporeo completamente fuori dagli standard estetici in vigore.
Quali sono i fattori che influenzano il livello di difficoltà a mostrarsi?
La difficoltà a mostrarsi non è uguale per tutti. Al di là dei motivi strettamente personali, quelli cioè che riguardano l'esperienza della singola persona, i fattori riconosciuti che influenzano la disposizione a mostrarsi sono riportati nell'elenco seguente.
- Genere: le donne riportano livelli medi più alti di insoddisfazione, ma la pressione per essere in gran forma riguarda sempre più gli uomini (vedi l'articolo su PubMed Central).
- Età: l’effetto è più marcato tra adolescenti e giovani adulti.
- Presenza di tratti ansiosi o bassa autostima: accentuano sia SPA sia comparazioni corporee.
- Influenza dei social: la cultura del “corpo da esposizione estiva” si è estesa a un ideale di perfezionamento costante, con picchi prima dell'estate.
Sapere che ci sono fattori che influenzano la difficoltà a mostrarsi può essere efficace per superare il problema. Non tutto dipende dalla singola persona, anche se sta a ogni singola persona il compito di prendersi cura del proprio benessere.
Mostrarsi nell'intimità
Questo articolo è il primo di una serie di tre. Se vuoi, puoi approfondire l'argomento leggendo il secondo articolo: Il sesso si fa al buio?
