Il ritiro sociale dei nostri figli
Hikikomori: che cos’è il ritiro sociale, qual è l’origine, quali sono le caratteristiche e come si supera questo fenomeno che colpisce sempre più ragazzi

Il ritiro sociale, conosciuto anche con il termine giapponese hikikomori (il fenomeno è nato in Giappone negli anni Ottanta) è ormai diffuso da anni nella nostra società: anche in Europa e in Italia sta aumentando il numero di ragazzi che si ritirano da qualunque tipo di relazione, con conseguente disperazione dei familiari.
Il termine hikikomori, che in giapponese significa "stare in disparte", indica una condizione caratterizzata da un ritiro sociale estremo e volontario, durante il quale l’individuo si isola dal contesto esterno e dalla società per lunghi periodi, talvolta per anni, rinunciando ad attività lavorative, scolastiche e relazioni sociali. Tale fenomeno, riscontrato inizialmente in Giappone, può avere origini di natura individuale, familiare e sociale, e comporta conseguenze come depressione, disturbi del sonno e dipendenza da internet.
La principale distinzione tra hikikomori e generiche forme di ritiro sociale risiede nel fatto che il primo consiste in un isolamento volontario totale protratto per almeno sei mesi, mentre il secondo comprende qualsiasi allontanamento dalla società, anche se non necessariamente con le stesse caratteristiche di durata o intensità.
Il tema è molto ampio e, a mio parere, non può essere trattato con quattro parole in croce, giusto per acchiappare quattro clic dalla SERP di Google. Perciò l’articolo è suddiviso in pannelli cliccabili, in modo che tu possa leggere ciò che ti interessa senza perderti nel mare di testo.
Che cos’è il ritiro sociale?
Il ritiro sociale è un fenomeno che coinvolge preadolescenti e adolescenti, i quali scelgono volontariamente di allontanarsi dalle relazioni sociali, di interrompere la frequenza scolastica e di limitare i contatti con l'esterno; ciò li porta anche ad incontrare difficoltà nell'inserimento lavorativo.
Queste persone si isolano nella propria stanza, dedicandosi principalmente ad attività come i videogiochi, la visione di film o la lettura di fumetti, fino a raggiungere, nei casi più estremi, una condizione di isolamento anche dal nucleo familiare.
Il fenomeno emerge con la scolarizzazione e vissuti negativi a scuola. Segnali premonitori compaiono già durante la crescita, ma l’attenzione arriva solo quando si verifica l’abbandono scolastico o il rifiuto di uscire di casa. Di solito, le famiglie cercano aiuto solo quando la situazione è ormai grave.
Massimo Ammaniti parla di anoressia sociale riferendosi a questo atteggiamento di chiusura e isolamento e dice: “In questo modo sfuggono alle pressioni della scuola e dell’università prima e del mondo del lavoro poi, rimanendo fedeli a sé stessi e alle proprie aspirazioni interiori” (da Adolescenti senza tempo).
Le caratteristiche del ritiro sociale
Le caratteristiche principali del ritiro sociale possono essere sintetizzate nei tre punti seguenti.
- È diffuso maggiormente in adolescenti maschi, primogeniti o figli unici di estrazione sociale medio-alta
- Colpisce soprattutto giovani che presentano abilità cognitive nella norma o superiori;
- Il tempo trascorso in ritiro può essere piuttosto lungo, protraendosi anche per diversi anni.
In questi anni mi è capitato di seguire ragazzini che presentano le caratteristiche tipiche del ritirato. In alcuni casi sono arrivati quando ormai avevano abbandonato il percorso scolastico.
Questi ragazzi arrivano portando forte ansia, più angoscia, un tono dell’umore spesso deflesso e un’idea di sé molto negativa. Sono ragazzi che non si sentono allineati ai coetanei, si sentono diversi, questa idea di sé negativa è spesso collegata al crollo di un ideale dell’io infantile.
La sfiducia in sé stessi è accompagnata da sfiducia verso gli altri ed il mondo esterno, non si fidano molto. Alcuni riportano anche episodi di bullismo o umiliazioni subite nel corso del percorso scolastico. Alcuni hanno anche una diagnosi di Disturbi dell’apprendimento e una ragazza aveva difficoltà nell’identificazione nel proprio genere. Anche questa idea di sé non definita e un’idea di sé negativa per la certificazione hanno contribuito a un loro ritiro, isolandosi e rinunciando al confronto con gli altri. Confronto temuto non solo perché si sentivano inadeguati, ma anche per evitare il senso di fallimento nel caso in cui la loro prestazione non fosse stata perfetta, almeno secondo il loro ideale irraggiungibile.
Il ritiro sociale degli adolescenti maschi è corrispondente ai disturbi alimentari delle adolescenti femmine. Sono due forme differenti per esprimere lo stesso disagio.
Dei pazienti che seguo, mi colpiscono alcuni tratti che li accomunano nella loro esperienza di vita e anche il modo di relazionarsi con me in seduta.
- Il contatto visivo non è immediato e c’è una tendenza all’evitamento e al distogliere lo sguardo quando venivano affrontati temi emotivamente toccanti.
- La struttura fisica, specie in alcuni di loro, li caratterizza come molto magri.
- I ritmi di veglia e di sonno sono alterati e vi sono difficoltà a dormire perché sovrastati dai pensieri.
- Il contatto con le emozioni è difficile e c’è una tendenza a riportare al pensiero ogni risposta e spiegazione.
In due casi abbiamo dovuto anche gestire la frequenza altalenante in alcuni periodi, che corrispondevano a momenti di down importanti in cui i pensieri negativi e il senso di impotenza prendevano il sopravvento, portandoli ad abbandonare temporaneamente anche i colloqui settimanali.
Evidentemente, parlare di sé e condividere la propria sofferenza era troppo impegnativo.
Un’altra cosa che mi colpisce di questi giovani è l’assenza della rabbia: non è cioè un’emozione riferita ed espressa, ma è anzi negata e trattenuta. Come se non potessero permetterselo, perché altrimenti sarebbe distruttiva. Piuttosto che scaricarla sugli altri, su mia madre o su mio padre, mi ritiro e riverso questa rabbia su di me: trattenendola, negandola e smettendo di esistere.
Anche la mancanza di movimento armonico è un tratto caratteristico di questi ragazzi, che mostrano spesso strutture esili e spigolose e rigidità corporee importanti.
Inoltre, il loro respiro è spesso impercettibile. Respirano, sì ma è un respiro impercettibile: il corpo non si muove e anche la loro voce fa fatica ad uscire, come se non volessero farsi né sentire né vedere.
Il respiro è vita: se respiro lascio andare le tensioni e sblocco la mia energia; se ho energia la mia voce esce e mi faccio sentire e vedere; quindi esisto per me e per gli altri.
Ritiro sociale e abbandono scolastico
L’abbandono scolastico è uno dei fenomeni che si accompagnano al ritiro sociale. Il ritiro sociale ha diversi gradi di gravità.
- Se vi è abbandono scolastico e un ritiro totale da ogni contesto di socializzazione, il ritiro sociale è già ad uno stadio avanzato ed anzi piuttosto grave.
- Se si verifica l’abbandono scolastico ma vengono conservati i legami con coetanei e si frequentano altri luoghi di socializzazione, il livello di gravità è inferiore.
- Se si verificano segnali predittori, come la fatica a frequentare la scuola e la tendenza a fare assenze ingiustificate, il livello di gravità è basso, ma si tratta di un campanello d’allarme importante che non va assolutamente né trascurato né sottovalutato.
L’origine del ritiro sociale
Le ricerche sull’argomento indicano che il fenomeno ha origine durante la preadolescenza e l’adolescenza, ma non coinvolge tutti: gli individui interessati presentano spesso caratteristiche comuni riconducibili a determinati tratti della personalità. Dal punto di vista psicologico, i giovani che manifestano ritiro sociale tendono a limitare la frequentazione di gruppi o coetanei al di fuori dell’ambiente familiare.
Durante l’adolescenza, normalmente si affrontano vari compiti evolutivi; nel caso del ritiro sociale, si osserva una sospensione nello svolgimento di tali compiti.
Matteo Lancini e Federica Andorno ritengono che l’arresto evolutivo nel ritiro sociale riguarda in particolare quattro compiti di sviluppo:
- Mentalizzazione del corpo, cioè una percezione di sé realistica
- Nascita sociale che riguarda proprio le relazioni con i pari, amicizie e coppia
- Separazione, cioè l’identificazione di sé come individuo autonomo rispetto ai genitori
- Costruzione di un sistema di valori autonomo.
Su questo tema non sono disponibili approfondimenti secondo l’approccio Analitico Transazionale né secondo l’Analisi Bioenergetica. Tuttavia, entrambe le tecniche sono state applicate in questi casi con risultati positivi; le rispettive basi teoriche possono offrire spunti interessanti e sono state utilizzate per la corretta classificazione dei casi.

Clinica del ritiro sociale in adolescenza. Adomagazine, Rivista online di AGIPPsA (Associazione dei Gruppi Italiani di Psicoterapia Psicoanalitica dell’Adolescenza) n. 2 - Dicembre 2019
L’Analisi Transazionale e l’Analisi Bioenergetica per la valutazione e il trattamento del ritiro sociale
In Analisi Transazionale, il copione di vita è un piano personale che stabilisce gli obiettivi e le modalità per raggiungerli, influenzato dai messaggi ricevuti fin dall'infanzia. Questo copione si modifica con l’esperienza e cresce fino all’adolescenza, quando assume una forma più stabile, ma non definitiva. Tre domande fondamentali lo guidano: Chi sono? Che cosa faccio qui? Chi sono gli altri?.
In Analisi Bioenergetica l’equivalente del copione di vita potrebbe invece essere la struttura caratteriale. Alexander Lowen ne ha individuate cinque e credo che la struttura caratteriale che potrebbe caratterizzare molti dei ragazzi dal ritiro sociale è il carattere schizoide.
Devo essere molto chiara su un fatto: sto parlando di tratti caratteriali non patologici. La classificazione serve a dare una chiave di lettura del fenomeno. Aggiungo che non è consequenziale, cioè non tutte le persone con tratti del carattere schizoide diventano o sono ritirati sociali. L’esperienza di vita e le relazioni successive possono accompagnare la persona ad una evoluzione diversa.
Come detto sopra, ci sono ragazzi che per tratti personali sono più predisposti di altri al ritiro sociale, a causa di un arresto evolutivo o di un non raggiungimento di alcuni compiti di sviluppo durante la fase adolescenziale. Ciò significa che è importante conoscere la storia personale e familiare di questi ragazzi, a partire dalla nascita e i primi mesi di vita. È proprio in questo periodo che si pongono le basi relazionali, che evolvono e possono modificarsi nelle fasi evolutive successive.
In Analisi Transazionale lo sviluppo è rappresentato come un circolo, in cui la prima tappa è quella di esistere (dalla nascita ai 6 mesi di vita): il primo bisogno di un neonato è sapere che esiste e che c’è qualcun che si prende cura di lui con amore. Quando si forma il carattere schizoide viene negato proprio il bisogno di esistere; in Analisi Bioenergetica questa fase evolutiva coinvolge la vita intrauterina oltre i primi mesi di vita. Il neonato riceve dalla madre dei messaggi: se il bambino sente rifiuto o ostilità, vive un senso di minaccia e teme che la sua vita sia in pericolo; adotta quindi il ritiro e la fuga come strategie di sopravvivenza. Il bambino imparerà presto come fare per poter stare al mondo e troverà dei compromessi che gli permetteranno di muoversi nel mondo proteggendosi.
Le persone con marcati tratti schizoidi tendono a dissociarsi dal proprio corpo, identificandosi maggiormente con i propri pensieri, come suggerito dalla frase di Cartesio “Cogito, ergo sum – Penso, quindi sono”. Di conseguenza, è comune che i caratteri schizoidi vivano riducendo la percezione delle proprie sensazioni corporee. Ciò porta spesso a una propensione all’intellettualizzazione, a interessi verso tematiche spirituali e a un progressivo ritiro sociale. Può svilupparsi anche una visione idealizzata di sé, sostenuta da processi di pensiero ricorrenti. In genere, queste persone manifestano atteggiamenti di distacco, freddezza, ostilità, rifiuto o ambivalenza nei confronti dell’ambiente circostante.
Secondo l’ottica dell’analisi transazionale, una persona a cui viene negato il diritto di esistere può sviluppare una percezione negativa di sé e vedersi come non capace, portandola a confrontarsi con gli altri considerandoli potenzialmente pericolosi e giudicanti. Questo può favorire l’idea che ogni azione sia destinata al fallimento, inducendo atteggiamenti di ritiro o evitamento nei rapporti interpersonali. Nell’Analisi Transazionale, questi pensieri vengono definiti convinzioni di copione e influenzano i comportamenti del soggetto.
Come si manifesta a livello corporeo ed emotivo la negazione del diritto di esistere?
Quando incontriamo una persona con marcati tratti schizoidi, a livello corporeo possiamo rilevare alcune caratteristiche: sono persone con una struttura scarna, che sembra denutrita, debole e priva di vitalità. Esiste anche una struttura schizoide flaccida, che dona al corpo apparente morbidezza, sotto la quale però troviamo la struttura schizoide.
Si osservano tensioni a livello del cranio e dei muscoli oculari; nelle persone con tratti schizoidi, lo sguardo può risultare sfuggente per evitare il contatto visivo oppure apparire assente e poco luminoso. Le tensioni che interessano collo, gola e bocca possono limitare la profondità della respirazione.
La contrazione muscolare consente a queste persone di controllare gli impulsi, mantenere la coesione interna e non cedere alla frammentazione. Presentano scarsa energia vitale, respiro superficiale centrato nel torace, segno di emozioni come paura e allarme. Sono evidenti una spaccatura tra parte superiore e inferiore del corpo, gambe e piedi deboli, mani e piedi freddi, schiena rigida e scoliosi frequente. Altre caratteristiche includono tensione alle mandibole, spalle strette e sollevate, limitata flessibilità nei movimenti, braccia sottili e poco articolate, torace contratto e bacino poco sviluppato.
Quando il livello di energia è basso, può verificarsi un investimento in una percezione illusoria del sé che funge da riferimento per orientarsi nel mondo. Nella persona con tratti schizoidi, questa convinzione tende a consolidarsi come meccanismo di adattamento per far fronte al senso di impotenza e alla difficoltà nel confrontarsi con la realtà, percepita come minacciosa.
Nel soggetto con tratti schizoidi, la paura rappresenta l'emozione prevalente, spesso mascherando una rabbia intensa e potenzialmente distruttiva. Queste dinamiche emotive si traducono in significative difficoltà nella sfera della socializzazione e delle relazioni interpersonali. L'incapacità di esprimere adeguatamente la rabbia porta l'individuo a sviluppare strategie di contenimento e dissimulazione della stessa. La tendenza al ritiro autistico tipica di questi soggetti viene adottata proprio per gestire e occultare tali vissuti rabbiosi.
In sintesi possiamo affermare che le persone con tratti schizoidi manifestano un comportamento caratteristico che consiste in:
- tendenza all’intellettualizzazione
- il ritiro: ama essere spettatore della vita. Ooppure usa il corpo come mezzo meccanico per un obiettivo preciso, come l’attività dei danzatori, dei body builders, degli acrobati, degli atleti di sport estremi eccetera
- estremo rispetto per gli altri.
Vanno notate alcune convinzioni del carattere schizoide.
- Il suo ideale dell’Io: io sono speciale, io sono come un alieno (che è il contrario di sentirsi alieno).
- Le sue illusioni: Penso, dunque sono, Se esisto verrò annichilito, ridotto a nulla.
Come si cristallizza questo modo di porsi?
Le strutture caratteriali, come il copione di vita, si modificano attraverso nuove esperienze relazionali e personali, influenzando la formazione dell'identità. Ogni fase evolutiva propone sfide specifiche; l'adolescenza è particolarmente complessa e ricca di compiti da affrontare.
In Analisi Transazionale, questa fase è denominata individualizzarsi. In questo periodo, il compito principale dell'adolescente consiste nel riorganizzare e consolidare la propria personalità. A tal fine, è necessario integrare nella propria vita gli elementi acquisiti nelle fasi precedenti, per espandere e rafforzare nuovi modi di essere, di agire, di pensare, di identificarsi e di conseguire risultati. Le fasi precedenti verranno ripercorse in ordine sparso, rivedendo il proprio copione.
Se nelle fasi precedenti vi è stata una negazione del diritto di esistere e in seguito una limitazione dell’esplorazione, il ragazzo farà fatica a sentire e accogliere le proprie spinte di autonomia e il desiderio di esplorare e allargare la propria cerchia di conoscenze, per valorizzare le relazioni dei pari a dispetto di quelle familiari. Inoltre può mostrare difficoltà di esplorare e di accettare il proprio corpo in cambiamento.
Questo potrebbe portare a un ritiro e un evitamento di contesti sociali e di socializzazione.
In che modo l’integrazione dei due approcci è funzionale nel trattamento del ritiro sociale?
Con i casi in Studio, dopo aver analizzato gli aspetti relativi alla struttura caratteriale e allo sviluppo, e aver approfondito la storia personale e familiare, è stato possibile lavorare con questi ragazzi, rispettandone le difese ed evitando di oltrepassare i loro confini, poiché sono particolarmente sensibili a qualsiasi intervento percepito come invasivo.
L’integrazione dei due approcci si è rivelata efficace, consentendo inizialmente di collegarli sul piano razionale e cognitivo, tramite un avvicinamento graduale. Con rispetto e cautela, si è favorito un primo contatto con il corpo e le sensazioni, a partire dalla respirazione. Il lavoro corporeo risulta particolarmente adatto in questi contesti, poiché favorisce il recupero del rapporto con il proprio corpo, le sensazioni e le emozioni nelle persone che vivono situazioni di ritiro sociale.
Lowen dice: “Si abbandona il corpo quando diventa fonte di dolore e umiliazione invece che di piacere e orgoglio. Si rifiuta allora di accettarlo o di identificarsi con esso. Ci si rivolta contro di lui” (Il tradimento del corpo).
Un'attività che favorisce il recupero del contatto con la propria realtà personale e quella delle esperienze vissute può successivamente consentire di ristabilire il rapporto con la realtà esterna. In questi casi, il lavoro corporeo risulta efficace; tuttavia, è importante adottare un approccio rispettoso dei tempi individuali, poiché non tutti sono immediatamente disponibili a lavorare con il corpo o, se accettano, preferiscono iniziare con attività limitate, focalizzate principalmente sulla consapevolezza del respiro e di sé stessi. Successivamente si può introdurre il grounding (radicamento) e proporre esercizi più espressivi. Recuperare il contatto con il vissuto profondo può risultare destabilizzante e facilitare l'espressione della rabbia può generare ulteriore disagio.
Durante la terapia è importante trasmettere al paziente il valore della vita, lavorando con lui sulle difficoltà che sta attraversando.
Superare il ritiro sociale è possibile?
Sì. Tuttavia deve essere chiaro che non c’è una bacchetta magica (un’app, diremmo oggi) che permette di ottenere tutto e subito. Occorre
- rispetto per la sensibilità e i tempi del paziente
- capacità di coinvolgere senza giudicare
- individuazione dei nodi e dei metodi per scioglierli
Insomma, è un lavoro lungo e delicato.
Se ti ritrovi nella descrizione o se rivedi tuo figlio o tua figlia, non esitare a contattarci.
Bibliografia
Lancini M., Il ritiro sociale degli adolescenti
Lowen A., Bioenergetica
Marchino L., La bioenergetica. Anima e corpo
Spatola P.L., Tappe evolutive e Analisi Transazionale
Labrozzi D., Il ritiro sociale dell’adolescente: analisi di un caso clinico secondo una prospettiva AT