
Quando si parla di violenza, l’attenzione va (giustamente) alle forme più evidenti: aggressioni fisiche, femminicidi, abusi. Sono fatti gravi, drammatici, che richiedono condanna e intervento immediato.
Ma la violenza non inizia quasi mai da lì.
Esiste una forma di violenza molto più silenziosa, difficile da riconoscere e spesso socialmente accettata: rendersi indispensabile per l'altro, fino a togliergli autonomia.
Non è la violenza di chi colpisce, ma di chi:
- decide al posto tuo “per il tuo bene”
- si offre come unico punto di riferimento
- ti fa sentire incapace senza di lui o di lei
- ti protegge… ma solo a patto che tu resti dipendente
È una violenza che non urla, non minaccia apertamente, non usa le mani.
Usa il bisogno, il senso di colpa, la paura di perdere l’altro.
Progressivamente, chi la subisce smette di scegliere:
- si affida
- delega
- rinuncia
- si adatta
E spesso fatica perfino a chiamarla violenza, perché viene scambiata per amore, premura, sacrificio.
Ma una relazione sana non rende indispensabili.
Rende liberi di esserci.
Riconoscere queste dinamiche è fondamentale, perché la violenza più pericolosa è spesso quella che si traveste da cura.
E ogni percorso di consapevolezza inizia da una domanda semplice, ma radicale:
In questa relazione sto diventando più me stesso… o sempre più dipendente?
E ripensa a tua mamma e a tuo papà: la loro presenza ti portava all'autonomia o alla dipendenza?
Se pensi di essere dentro una relazione di dipendenza sotto l'aspetto di una relazione di cura e vuoi essere accompagnato a risanare la situazione, chiamaci.
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