
Ogni matrimonio comincia con una promessa, ma anche con un’immagine.
- L’immagine di come sarà la vita insieme.
- Di come ci sentiremo.
- Di come l’altro dovrebbe amarci.
- Di ciò che finalmente potremo diventare.
A volte questa immagine è esplicita: una casa, dei figli, un progetto comune, una certa idea di famiglia.
Altre volte è molto più profonda e meno visibile: il desiderio di essere protetti, di non essere abbandonati, di sentirsi importanti, di avere accanto qualcuno che dia ordine al nostro mondo emotivo.
Nel matrimonio, infatti, non entrano solo due persone: entrano anche le loro storie. Con le storie personali entrano i modelli familiari imparati, le ferite affettive, le aspirazioni, le paure, le difese, i bisogni di autonomia e quelli di vicinanza.
Per questo motivo, dopo l’entusiasmo iniziale può arrivare una fase più complessa: quella in cui l’altro non coincide più con l’immagine che avevamo costruito.
E lì può nascere delusione. Oppure può nascere conoscenza.
- La delusione dice: “Non sei come pensavo”.
- La conoscenza può dire: “Forse sto scoprendo chi sei davvero. E forse sto scoprendo anche qualcosa di me”.
Il matrimonio non è soltanto il luogo in cui due persone realizzano un progetto comune, ma è anche il luogo in cui emergono parti interiori che chiedono di essere viste: bisogni, fragilità, desideri e contraddizioni.
Una coppia non cresce perché non incontra mai queste differenze. Cresce quando riesce a parlarne senza trasformarle subito in colpe.
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