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Rocketman è un film biografico che parla della vita di Elton John, è un film musicale, è un film drammatico: Wikipedia lo cataloga in queste tre categorie.
Ma Rocketman è anche un lungo percorso di psicoterapia. In effetti si apre e si chiude in un gruppo di autoaiuto, dove Elton John si riappropria del suo Sé e della sua identità. O dove, potrei dire con altre parole, Reginald Dwight fa pace con Elton John e la persona che nasce da questo processo di verità personale è una persona che riesce ad integrare in modo sano la sua identità personale e la sua identità pubblica.
Ma tutto questo percorso di psicoterapia è centrato su una domanda che non è mai espressa ma che è comunque sempre persistente: che cosa è famiglia?
Elton John è sempre stato alla ricerca di una famiglia in cui crescere, di una famiglia che lo accogliesse, che fosse contenta della sua presenza, che lo supportasse. Questa ricerca non è stata soddisfatta nella famiglia d’origine, perciò Elton John l’ha condotta altrove. Con esiti disastrosi.
Ma vorrei sottolineare un aspetto del film che proprio non vorrei passasse sotto silenzio. Nella prima parte del film, Stanley Dwigh (il padre del piccolo Reginald) viene ritratto come un uomo rigoroso ma totalmente anaffettivo. Lui si ritiene un uomo giusto e corretto e, dal suo punto di vista lo è. Quando scopre che la sua ragazza è rimasta incinta, non si sottrae al suo dovere e la sposa, prendendosi cura sia di lei sia del bimbo in arrivo.
Non fa mancare nulla di materiale né di buoni consigli di vita.
Ma non è capace di neppure un gesto d’affetto. Lui fa ciò che è giusto, non ciò che è umano. È un uomo gretto.
Quando Elton John è ormai grande, i genitori divorziano e il padre si crea una nuova famiglia. Con la nuova moglie mette al mondo dei figli, che per Elton John sono due colpi al cuore sparati a bruciapelo: il padre tanto anaffettivo con lui, con i nuovi figli è un genitore amorevole, aperto e complice.
Anche se non viene detto esplicitamente, ciò suggerisce a Elton John che non è il padre ad essere un bastardo, ma è lui che ha qualcosa che non va.
In realtà, il piccolo Dwight non può saperlo, ma suo padre ha vissuto il suo primo matrimonio sempre con la sensazione di vivere in una gabbia, di essere stato incastrato. Non si è tirato indietro perché lui è un uomo d’onore, ma la sua libertà non era lì.
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Rocketman è un lungo percorso di psicoterapia, centrato su una domanda che non è mai espressa ma che è comunque sempre persistente: che cosa è famiglia?
Elton John è sempre stato alla ricerca di una famiglia in cui crescere, di una famiglia che lo accogliesse, che fosse contenta della sua presenza, che lo supportasse. Questa ricerca non è stata soddisfatta nella famiglia d’origine, perciò Elton John l’ha condotta altrove. Con esiti disastrosi.
Nella prima parte del film, Stanley Dwigh (il padre del piccolo Reginald) viene ritratto come un uomo rigoroso ma totalmente anaffettivo. Lui si ritiene un uomo giusto e corretto e, dal suo punto di vista lo è. Quando scopre che la sua ragazza è rimasta incinta, non si sottrae al suo dovere e la sposa, prendendosi cura sia di lei sia del bimbo in arrivo.
Non fa mancare nulla di materiale né di buoni consigli di vita. Ma non è capace di neppure un gesto d’affetto. Lui fa ciò che è giusto, non ciò che è umano. È un uomo gretto.
Quando Elton John è ormai grande, i genitori divorziano e il padre si crea una nuova famiglia. Con la nuova moglie mette al mondo dei figli, che per Elton John sono due colpi al cuore sparati a bruciapelo: il padre tanto anaffettivo con lui, con i nuovi figli è un genitore amorevole, aperto e complice.
Anche se non viene detto esplicitamente, ciò suggerisce a Elton John che non è il padre ad essere un bastardo, ma è lui che ha qualcosa che non va.
In realtà, il piccolo Dwight non può saperlo, ma suo padre ha vissuto il suo primo matrimonio sempre con la sensazione di vivere in una gabbia, di essere stato incastrato. Non si è tirato indietro perché lui è un uomo d’onore, ma la sua libertà non era lì.
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