
Questa citazione di Seneca invita a chiederci quanto spesso proviamo a fuggire da noi stessi. A volte pensiamo che cambiare casa, città o Paese possa farci stare meglio. In apparenza può sembrare vero, ma ciò che portiamo dentro continua ad accompagnarci.
La fuga da sé stessi non è sempre fisica: spesso è inconsapevole e si manifesta attraverso difese, evitamenti o difficoltà ad affrontare conflitti interiori, traumi e sofferenze. Può accadere, ad esempio, di interrompere una terapia, rimandarne l’inizio o evitare le sedute dimenticando l’appuntamento, sovrapponendo altri impegni o scegliendo di saltarlo.
Altre forme di fuga da sé possono essere:
- Evitamento emotivo: non ascoltare i propri bisogni o reprimere il dolore per paura di affrontarlo.
- Dipendenze e comportamenti compulsivi: ricorrere a sostanze o abitudini, come lavoro, shopping o internet, per stordirsi e non pensare.
- Distacco e isolamento: sentirsi spettatori della propria vita, con una partecipazione ridotta alla realtà.
- Fuga dissociativa: una condizione rara in cui si perde temporaneamente il senso della propria identità e ci si allontana in modo inatteso.
Per interrompere questo circolo vizioso, il primo passo è riconoscere le proprie strategie di evitamento, chiedere aiuto e, se si è già in terapia, portare la propria resistenza nel confronto con il terapeuta.
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