Età prescolare: tra sfide evolutive, fatiche e potenzialità
Il periodo che va dai 3 ai 5/6 anni, definito età prescolare, rappresenta un'epoca fondamentale nella costruzione della personalità di ogni bambino e di ogni bambina

In termini di evoluzione neuropsicologica, la tappa di quest'arco temporale potrebbe essere descritta e riassunta come adattamento personalizzato e confronto con il sociale. I bambini si scoprono via via più autonomi e indipendenti e si accorgono di essere dotati di caratteristiche uniche sia per ciò che riguarda il corpo sia per ciò che riguarda la sfera cognitiva e comportamentale, cioè lo stile psicomotorio. Sono inoltre sempre più disponibili e desiderosi di aprirsi al mondo grazie alle crescenti capacità organizzative del sé orientate ora alla socializzazione.
Le caratteristiche dell'età prescolare: tra pulsioni d'essere e incontro con l'altro
In questa fase il bambino ricerca alleanze nel gruppo dei pari e inizia a costruire amicizie più significative; l'amico diventa spesso una guida in sostituzione momentanea dell'adulto assente e, nei momenti di gioco (soprattutto il gioco libero e destrutturato), è possibile intravedere alcune dinamiche che permettono di distinguere tra chi assume il ruolo di leader ed altri che partecipano come gregari.
Nel confronto con il coetaneo i bambini ridimensionano la propria immagine che prima era “deformata” dal rapporto con il corpo dell'adulto e scoprono il conflitto ma anche il benessere che deriva dalla collaborazione, in un susseguirsi di successi e insuccessi in termini relazionali che richiedono un enorme impegno emotivo.
In questo oneroso contesto relazionale impulsività e scarsa autoregolazione diventano distintive e questo è un dato assolutamente fisiologico ma a cui è importante prestare attenzione. È proprio qui che i bambini e le bambine hanno bisogno di co-regolazione, cioè di supporto nella regolazione fornito da un adulto di riferimento che sappia accogliere, rispecchiare e tradurre le fatiche, le emozioni ed i comportamenti ad esse legati.
Non è raro assistere a episodi di aggressività come conseguenza spesso della frustrazione che i bambini provano davanti alle limitazioni quotidiane (routine, regole, tempi da rispettare eccetera). Reazioni impulsive talvolta anche forti ed esplosive sono dettate dall'istinto e sono una conseguenza dell'immaturità emotivo-comportamentale tipica del periodo, immaturità che è legata direttamente allo sviluppo cerebrale. Perciò, ancora una volta, diventa importante fornire esempi pratici di autoregolazione e rielaborare insieme ai bambini i significati non solo delle loro azioni e delle emozioni che le hanno provocate ma anche delle conseguenze che queste hanno sull'altro.
L'opposizione al controllo dell'adulto diventa più marcata e, sempre in maniera del tutto fisiologica, i bambini e le bambine tendono appunto ad opporre resistenza alle regole dell'adulto per rispondere al profondo bisogno di costruire la loro personalità.
Tuttavia, contemporaneamente a questa spinta all'autonomia e all'autoaffermazione, spesso i bambini e le bambine sperimentano ansia da separazione quando si allontanano dal/dai caregiver, specialmente in seguito a grandi cambiamenti quali l'ingresso alla scuola dell'infanzia (o passaggio da nido a scuola dell'infanzia) e, per i più grandicelli, il passaggio da quest'ultima alla scuola primaria. In questi momenti la sensazione percepita in maniera viscerale e inconsapevole è allarme; questa tensione può influenzare negativamente le modalità di socializzazione e di relazione con il coetaneo e, in linea generale, può manifestarsi anche nei momenti di ricongiungimento e quindi in famiglia.
L'età prescolare non è solo comportamento esplosivo e voglia di affermarsi ma, per alcuni bambini è anche timidezza e bisogno di ritirarsi, di fare qualche apparente passo indietro (talvolta paragonabile ad una vera e propria regressione) per proteggersi e trovare sicurezza e connessione nelle figure di attaccamento prima di compiere “grandi salti” evolutivi.
3-6 anni…non solo fatiche!
Per giocare un aquilone
Un gesso bianco, il vecchio muro
Bastava un niente per sorridere
Una bugia per esser grande
Crescerai, imparerai
Crescerai, arriverai
Crescerai, tu amerai”
(Crescerai, Nomadi)
Altro elemento importante di questa epoca evolutiva che ne rappresenta una risorsa e una peculiare bellezza è l'istinto all'avventura, all'indagine, l'enorme curiosità, il bisogno di esplorazione e di far volare la fantasia che si manifesta in una giocosità sempre più complessa, ricca di dettagli e di simboli che permettono ai bambini di raccontarsi all'altro (i pari o l'adulto) ma anche di rielaborare i loro vissuti.
Ciò accade anche perché ha inizio la capacità critica ed il linguaggio diventa strumento del pensiero, sganciandosi dall'azione presente e dal reale percepito.
Anche il disegno e la grafia in genere subiscono una rapida maturazione a testimoniare un globale incremento nella capacità di tradurre in simboli i propri significati interiori e della volontà di essere visti dagli altri nella propria unicità, di comunicare e di farlo in maniera profonda e personale.
Diventa necessario co-costruire insieme ai bambini un equilibrio sano tra connessione e autonomia, fiducia nell'altro e fiducia del sé, tra autonomia e possibilità di collaborare e scendere a compromessi con altri per raggiungere i propri obiettivi. E nel fare questo occorre infondere calma e segnali di sicurezza, mostrare disponibilità e speranza verso il mondo, allontanarsi dalla logica della performance perfetta.
Sviluppare il potenziale
Dobbiamo renderci conto
che come esseri umani
abbiamo bisogno della reciprocità e della sensazione di sicurezza
(S. Porges)
È chiaro che ogni tappa di sviluppo porta con sé alcune criticità, ma l'invito è di non soffermarsi sulla fragilità, di non porre l'accento su quello che non c'è ma, al contrario, di valorizzare il potenziale di ogni soggetto.
La sfida che ci dobbiamo porre come adulti di riferimento (genitori, familiari, professionisti) è proprio osservare e stare in ascolto di quello che i bambini e le bambine ci portano di loro stessi, perché lì dentro sono già presenti le loro risorse in divenire.
L'attività psicomotoria
L'attività psicomotoria con il suo spazio pensato e opportunamente organizzato, i suoi materiali e la figura dello/a psicomotricista rappresentano una valida occasione di crescita e sperimentazione proprio di quel potenziale interiore.
Presso lo Studio Il loto è in partenza un percorso di psicomotricità in piccolo gruppo proprio rivolto a questa fascia di età: è il Progetto A.Mo.Re - Amicizia Movimento Regolazione.
Se questo progetto ti attira e vuoi saperne di più, vai all'articolo che gli abbiamo dedicato.






