Come accettare di farsi vedere e vivere sereni

Mostrarsi richiede equilibrio e solidità. Se fai fatica a lasciarti vedere, può darsi che ci sia qualcosa da sistemare nella tua vita interiore. La buona notizia è che è possibile farlo. La notizia ottima è che la ricompensa per questo lavoro è una vita gratificante e relazione piene

Sei adulti al parco che giocano e si divertono. Farsi vedere nella propria imperfezione corporea (vera o immaginata) permette di apprezzare momenti di gioia e di relazione

Questo articolo è il terzo di una serie di tre. Se non l'hai già fatto, ti consiglio di leggerli: il primo è Maledetta estate! Perché devo scoprirmi? e il secondo è Il sesso si fa al buio?.

 

Non voglio correre il rischio di concludere questa miniserie di articoli con un grimorio da apprendista stregone. Perciò non ti do ricette, ma posso sicuramente riassumerti alcuni punti fondamentali e indicarti alcuni campi di lavoro.

Punti fondamentali per una buona percezione del tuo corpo

Innanzi tutto, se incontri resistenze interiori a mostrarti, è indispensabile che tu non ci passi sopra dicendo "è il mio carattere", ma prendi atto che queste resistenze hanno un'origine e che hanno anche un costo. Queste resistenze le paghi nel fatto di esperire soddisfazioni molto minori durante la tua vita sociale e di relazione. Accettare di mostrarsi e di guardare, sentendosi al sicuro nella relazione uno-a-uno e nella relazione di gruppo, è una delle esperienze più gratificanti e formative che una persona possa fare.

Nel primo articolo di questa serie ho individuato, grazie agli studi e alle ricerche che sono state fatte nel mondo, alcune cause che portano alla chiusura e all'impossibilità di mostrarsi. Le riassumo qui.

  • Vergogna esistenziale e vulnerabilità. La vergogna esistenziale nasce dalla consapevolezza di essere oggetto dello sguardo altrui. Secondo l'esperienza fatta dal tipo di sguardo cui sei stato oggetto, la vergogna può essere un freno al farti vedere.
  • Ansia sociale. Nell’ansia sociale la paura principale è il giudizio globale, non l’aspetto fisico in sé. In un sistema che fa della competitività il motore e la ragione dello stare al mondo, è difficile accettare di essere meno che perfetti.
  • Traumi e abusi. Chi ha subito abusi sessuali spesso prova vergogna corporea e sente il bisogno di proteggersi, anche se il corpo rientra negli standard estetici.
  • Identità di genere e disforia. Nelle persone transgender o non binarie, l’esposizione in costume può innescare disforia. Il problema non è “non essere abbastanza belli”, ma abitare un corpo percepito come non corrispondente al proprio genere di cui si fa esperienza.
  • Norme culturali e religiose. Un insegnamento di “modestia” centrato su prescrizioni rigide di abbigliamento può ridurre l’autostima corporea e accrescere la vergogna nell’esporsi.

Avere inoltre chiara qual è la tua immagine corporea che porti interiorizzata in te è un altro passo fondamentale per migliorare la tua disponibilità a mostrarti.

I campi di lavoro per potenziare la tua attitudine a mostrarti

Quando hai fatto chiarezza sui tuoi vissuti, puoi decidere che vuoi cambiare la situazione. Esistono diversi sistemi per farlo.

  • Ridurre l’ansia corporea. Pratiche come la mindfulness o la bioenergia possono aiutarti a focalizzarti sulle sensazioni interne; grazie ad esse puoi mettere in atto esercizi graduali, passando ad esempio dall'oscurità alla luce piena secondo il tuo passo del momento
  • Potenziare l’intimità visiva. In coppia ognuno può esplorare il proprio sguardo, magari iniziando con candele o luci calde che valorizzano i corpi senza effetto “riflettore”. Ed è possibile anche fare il percorso inverso, lasciando che la vista lasci il posto ad altri stimoli
  • Affrontare credenze erotofobiche. Puoi intraprendere una sorta di psicoeducazione su erotofilia ed erotofobia, in modo da ristrutturare l’idea che guardarsi o non guardarsi sia “perverso” ed evidenziando  invece il consenso come criterio etico.
  • Integrare preferenze diverse. Senza arrivare a 50 sfumature di grigio, puoi usare la tecnica del semaforo: alternare momenti di luce e buio, lasciando sia a te sia al tuo partner il potere di regolare l’interruttore. Non è solo uno sperimentare ambienti non abituali, ma anche un esercizio di fiducia verso il partner.

Infine, per chi ha difficoltà a mostrarsi, c'è sempre una terapia d'urto: una vacanza in un campo di nudisti. Oggi si preferisce definirli naturisti, ma in questo articolo mi sembra più adeguato il termine classico, perché l'accento non è tanto sul vivere secondo natura quanto proprio sul mostrarsi nudi e crudi.

Sul bagnasciuga, i piedi nudi di donna, uomo e bambino. Da soli, con gli amici o con la famiglia, le vacanze in un campo di nudisti possono essere un vero punto di svolta per vincere la propria difficoltà a farsi vedereClicca per ingrandire

Se poi senti che il percorso per sciogliere la tua difficoltà a mostrarti è troppo difficile, puoi chiedere di essere accompagnato.

Manda un'email a Claudio Romeo. Se vuoi parlargli al telefono, comunque manda prima un'email con nome, cognome e il tuo numero di telefono, in modo che ti inserisca tra i suoi contatti: non risponde a numeri sconosciuti.